|

Tre giorni per capire quanto vale una Ducati.
“Nella
vita bisogna sempre sapersi mettere in discussione, dobbiamo
crescere, imparare e delle volte fare delle cose che avresti detto:
Io mai. Tra mezz’ ora indosserò giacca di pelle, casco, guanti e
cavalcherò una 1098 S. Salirò sulla Tricolore di Borgo Panigale,
girerò la chiavetta, abbasserò la visiera, pressione sul tasto
engine e……”.
Con questo messaggio a un paio di miei fedelissimi è iniziata questa
mia stupenda prova fatta in segreta. Il materiale in dotazione era
al top, Io AntiDucatista sfegatato e una nuovissima Ducati 1098S
nella Versione Tricolore, messa a disposizione dal mio amico
Garfagnino Pieroni PierLuigi che ha in usufrutto dal suo sponsor
Andrea Guidi proprietario del mezzo. Già dalla mattina del 25 luglio
sentivo la tensione, appena alzato alle sei del mattino la prima
cosa che feci fu andar a prendere giacca di pelle, guanti e casco.
La curiosità di provarla era moltissima, morivo dalla voglia di
vedere se questa moto poteva suscitare in me nuove emozioni di
motociclismo più forti. Allora facciamo un po’ di cronaca ….
Partenza da Torrite una zona di Castelnuovo di Garfagnana e
tracciato test la strada che conduce a Isola Santa, in pratica la
via che porta verso le Apuane che poi va sino alla Versilia. La moto
la accende Pieroni e mi fa notare il nuovo dispositivo di messa in
moto vantandosene, vedi pigi il tasto e fino che non si è avviata
continua da sola, e subito gli ribadisco che così bisognerà
scollegare i cavi della batteria alla prima occasione che non
partirà, se no il motorino continuerà a girare all’impazzata per
nulla. Insomma la moto parte subito e non accusa nessun sintomo
asmatico, come invece accusò il Multistrada, la teniamo un po’ lì al
minimo, motore un po’ baccanoso a causa dei suoi Termignoni, e poi
dopo l’Ok del PierLuigi salgo
e
tiro la frizione il rumore si accentua innesco la prima e parto.
Primo incrocio faccio per girare a destra e Hai!….. la mano trinzata
fra tronchetto e cupolino. Mi fermo faccio qua e là con il manubrio
e Hai! Hai! Male alle mani, oh! ogni volta che uno fa una manovra
son dolori. Riparto la moto gira abbastanza tranquilla, metto in
successione le marce ma decido di non metterla sotto torchio come la
Multistrada, sicché non la faccio mai scendere sotto i 2500
giri/minuto. Il motore gira bene e contrariamente a quello che mi
aspettavo, vibra anche in maniera contenuta, via, vibrare vibra, il
cruscotto si legge male, ma alle mani non si percepisce quasi
nessuna vibrazione. Telaio molto rigido che con il sommarsi della
sua coppia non mi dà nessun feeling. Ci percorro qualche chilometro
e poi mi fermo, penso un po’ e riparto dopo poco. Inizio a prenderci
confidenza, tiro più le marce e il motore va sicuramente meglio,
anche se fa’ un frastuono gigantesco nelle gole Apuane, il motore
deve stare sempre su di giri per guidarla un po’ meglio, però che
palle stare lì sul chi va la su quando aprire il gas all’uscita
delle curve. Il telaio rigido e il motore con un tiro diverso dal
quattro in linea non m’imprimono fiducia nella giuda. Poi capitano
quattro o cinque macchine davanti a me e il
passo
si abbassa tra 60 e 70 chilometri orari, guardo in quale marcia si
deve stare per avere un motore il più liscio possibile sia in
velocità di crociera sia per riprendere in accelerazione e scopro
che da 50 a 90 bisogna camminare in seconda marcia
obbligatoriamente. Scandaloso per me!!! La piccola Giapponesina mi
ha ben viziato con il su motore elastico che pian piano dalla sua
elasticità si trasforma in un urlo (contenuto il rumore) di potenza.
Stando dietro al traffico la moto, poi ha accusato sintomi di calore
e per difendersi, ha iniziato subito a scaricare il suo bollore alle
mie gambe facendomi patire un caldo pazzesco. Il mio primo pensiero
a questa sensazione di caldo, si è rivolto subito alla RC30 del sig.
Patrignani che nel suo libro Ti Porterò a Bray Hill accusava anche
lui questo problema e lo paragonava a una bellissima donna, che però
come difetto sudava moltissimo. Beh, finita la prova, una sensazione
strana sentivo dentro di me, non riuscivo a focalizzare le emozioni
del test, ero perplesso non sapevo se mi era piaciuta o no, non
sapevo come definirla. Pensavo, ma…. È una moto per una persona che
nella vita ha deciso di restare singol per sempre, dovrà andarci
sempre da solo, alle cinque del mattino per non trovare traffico ma
sveglierà tutti gli abitanti dei paesi che attraverserà, e
sicuramente tante volte non tornerà a casa perché all’uscita di
qualche curva se la metterà per berretta. Dovrà essere un single per
così non impensierire mai la morosa! Anche il giorno seguente
mostravo segni di perplessità dopo più di ventiquattro ore non avevo
espresso nessun parere. Poi la svolta del terzo giorno. Domenica
mattina, sveglia alle sette e partenza dopo quarantacinque minuti
per il giro test della Garfagnana e Lunigiana, parto e inizio a
macinare chilometri. La strada inizia a salire in direzione Passo
dei Carpinelli, le curve si susseguono con molta rapidità, l’umore
mi si risolleva tutto a un tratto….. questo è viaggiare mi dico tra
me, senti che bellezza, come canta, paragonabile a un’opera lirica
che quando vuole sa cantare piano piano ma quando vuole tira fuori
degli acuti che zittisce tutti . Anche la ciclistica, destra
sinistra frena accelera sgassa cambia, senti e sentite tutti quanti
che bellissimo concerto stanno dando a Giuncugnano. ( Per chi non mi
conosce, non sono uno che va all’impazzata sulle strade, sono uno
che conosce benissimo le regole del gioco, ed è di vitale importanza
che il mio divertimento non finisca mai ). Sempre esterrefatto dal
comportamento della mia Suzuki tutto ad un tratto a Fivizzano in un
piccolo scanso al bordo della strada
scorgo ben quattro Ducati ferme. Rallento e do un’occhiata. Ne vedo
tre messe a ventaglio e una rimpiattata da queste. Guardo nello
specchio retrovisore e il mi occhio vede una cosa immaginabile,(per
gli altri) quella nascosta non aveva una carena laterale. Subito…..
è rimasto a piedi, andiamo a vedere cosa è successo. Incredibile ma
vero avevo ragione, quattro genovesi che volevano fare il Passo del
Cerreto. Uno di questi non appena la strada aveva iniziato a salire
si era dovuto fermare a causa di una rottura alla frizione. Erano
tutti lì in ginocchioni a guardare i dischi e molle che la sua
Ducati aveva smarrito poche decine di metri più in giù. Per la
cronaca era u n
999. Cercavano qualche chiave per riavvitare la bulloneria persa e a
quel punto mi è tornato in mente che il figlio del carrozziere
Vittorio Lombardi alla sua modesta età era già più avanti di tutti
quei genovesi messi assieme. A tre anni aveva già una mini Ducati
Monster con cassetta degli attrezzi al seguito, rigorosamente rossa.
E con quest’aneddoto dopo tre giorni ho capito quanto vale veramente
secondo me una Ducati. Sempre e per l’eternità…. Ducati? No
Grazie!!!
Viviani Enrico
Peggio di così si More!!!
Ricordo
ancora era il 12 marzo del 1992 quando il “Ciaetto”, con un patto di
usufrutto con Daniele, entrò in casa mia.
Con lui
i primi passi alle elaborazioni, dopo pochi giorni feci subito fuori
i carter motore con una mia bischerata megagalattica che non
scorderò mai più. Quante avventure, quante tribolazioni per rifarlo,
verniciatura by Massimo con otto mani di colore perchè non
applicammo il fondo. Quante chiavette rotte prima di applicare il
liquido magico del Giovacchini, ricordo ancora la discussione tra
Rolando Pardini e Giovacchini Luigi, il primo diceva di applicare un
prodotto della Loctite sul cono della chiavetta, il secondo diceva
di pisciarci sopra, che l’urina avrebbe fatto corrodere leggermente
il metallo diventando un fortissimo fissante. Quante modifiche,
quante corse dalla via Nuova a Mirocchio, ricordo ancora la sfida a
quattro tra me con il Ciaetto, Massimo con la Mula, Giacomino con la
sua fida Vespa e Gianni con il suo scassato Gilera CBA. Tante corse
tante cavolate, una sola grippatura, era esattamente a Pila a
Canale.
Grazie
a lui ho ri-iniziato ad andare sulle due ruote, a tre mesi
dall’incidente mi scarrozzava per il paese con un marchingegno da me
studiato per metterlo in moto usando un piede solo e senza
spingerlo.
Poi è
arrivato il Si al posto suo ed è rimasto lì da parte, ha visto poi
arrivare anche uno Scooter sempre al suo posto, ed è rimasto sempre
lì, ho tentato anche di buttarlo ad un certo punto, ma presa la
strada per il Solcopaccio tempo di tirare l’alza valvole era già in
moto e così ritornò al suo posto.
Poi il
tempo è passato è stato anche un poco cannibalizzato togliendogli
alcuni pezzi vitali……e poi cosa è successo……………… Il giorno 3 maggio
2008 l’ho tagliato in tre pe zzi
e gettato alla discarica dell’Eravacce.
Questo
vuole essere un mio ricordo di questo Mio Mezzo, il Ciaetto, con lui
ho vissuto, ho studiato, ho appreso, ho creato, ci sono cresciuto.
Scusa
Ciaetto non ti scorderò mai, resterai sempre nel mio cuore ed in
quello dei miei amici.
“Ciao Ciaetto”
Viviani
Enrico
La mia prima
volta su una Ducati
 Prima
delusione o meglio la conferma dei miei pensieri.
Ricordo ancora quando un gruppo di miei
amici mi vollero portare a tutti i costi alla presentazione del
nuovo modello Multistrada 1100. Era una domenica mattina e alla
Ducati Pisa facevano provare la nuovissima Multistrada 1100 quella
con le sospensioni Holins, non ricordo come si chiama il modello, ma
per i più profani quella che la fan pagare un sacco di soldi. Fui
convinto da tutti ad andare perché la mia prima risposta a quando mi
fu detto di dove volessero andare fu subito negativa, ma poi
ragionando su un’affermazione fatta dal mio amico Luca decisi di
andare. Il buon Luca un giorno mi disse che per poter giudicare e
magari criticare o elogiare una cosa bisognava provarla, come lui
aveva fatto con la Ducati 900. Partimmo tutti assieme ed io ero in
sella alla mia fedelissima Suzuki GSX-R 600 K4 e appena arrivammo
nei pressi del concessionario la mia moto iniziò a fare le bizze.
Non voleva varcare il cancello della concessionaria, inizio a
puntarsi sull’avantreno facendomi anche spengere il motore un paio
di volte. Capii subito che lei non voleva entrare in quello che
riteneva territorio straniero. Scesi dalla sella e la spinsi a bordo
strada e feci le sue volontà: la tenni all’esterno della recinzione.
Ero sulla bocca di tutti, tutti a dire Enrico alla Ducati!!!!
All’inizio mi sentivo in imbarazzo ma con il passare dei minuti mi
feci coraggio e iniziai a osservare le moto esposte. Erano tutte
rosse e luccicanti tirate a lustro per metter in tentazione i
profani motociclisti, quelli che acquistano una Ducati credendo che
sia il Top. I miei amici iniziarono a provare la moto, si
divertivano e facevano un sacco d’impennate sfruttando il tiro del
grosso motore 1100 dotato di molta coppia. Dopo che tutti provarono
la motocicletta arrivò il mio turno, ci salii e subito Riccardo mi
fece una foto per immortalare un momento molto particolare della mia
vita. Non ero mai salito su di una ducati prima d’allora. Salii in
sella un’impostazione da salta fosso girai la chiavetta che secondo
me non era ben accessibile e feci pressione sul pulsante
d’avviamento. Sarà stata la mia influenza, non ci crederete,
ma tutti sentirono che la moto fece fatica a partire ed emise il suo
classico suono da bicilindrico asmatico. Misi la prima e via dal
piazzale……..entrato nella strada principale pensai allo scopo per
cui sarebbe stata costruita quella motocicletta lì. Secondo tutti
dovrebbe essere un mezzo versatile e tranquillo, per girate in
montagna, magari con la morosa dietro, ma anche per un traffico
cittadino con molte partenze ai semafori. Cavolo sembrerebbe quasi
una moto concepita per me, invece….. Allora….. imboccata la strada
maestra in 100 metri misi tutte le marce 1500 giri minuto e poi
spalancai tutto il gas……risultato: Iniziò a scatenare tutto ma
proprio tutto, il cruscotto in una maniera indescrivibile la sella
scuoteva, il motore vibrava tutto ed emetteva pure degli
acciottolamenti roba dell’altro mondo. La moto dopo pochi secondi
nel bel mezzo delle sue vibrazioni faticando moltissimo a prendere
giri si spense con una bella inchiodata della gomma posteriore.
Iniziamo bene mi dissi tra me…….. La riaccesi e ripartii, mettendo
sempre alla frusta il motore ai bassi giri. Tutti tiravano le marce
e facevano i bischeri su una ruota, ma io volevo vedere come
veramente andava quel motore. A me non piaceva, troppe vibrazioni,
troppo uso del cambio, troppe cambiate per una guida in relax, io
vengo da una moto che mi permette di scalare un passo appenninico
tutto con la sesta marcia, 1000 giri minuto gas…… e via su fino alla
zona rossa senza sentire neanche una vibrazione. Rientrai nel
piazzale e finii la mia prova, forse fui quello che ci stiede di più
a giro, scesi e dissi: ognuno la deve pensare come lì pare!!! A quel
punto uno della concessionaria disse che non dicevo nulla perché ci
sarei rimasto male da quanto bene andasse quella moto. Non ci
crederete ma tempo di due minuti di miei discorsi e questo si
volatilizzò nel nulla. A quel punto rimasi contento e soddisfatto
della mia prova, ripartimmo con le nostre moto andammo a mangiare e
tutti risero tutto il giorno per la mia uscita finale.
Finalmente avevo avuto l’occasione di provare con mano quello che mi
avevano insegnato a disprezzare, una volta era solo per sentito dire
e adesso è una certezza. Purtroppo questi miei discorsi non
piaceranno molto ai VERI Ducatisti, ma dovete sapere c he
se una persona ha imparato ad amare giapponese, crede in certe cose
che purtroppo Ducati non eccelle. In particolar modo in termini di
affidabilità, troppe moto si rompono troppe manutenzioni ordinarie,
insomma chi ama giapponese vuole una moto che parta sempre al primo
colpo e lo porti in qualsiasi momento in una dimensione distaccata
dalla realtà, il paradiso motociclistico. (es. Suzuki GSX-R 1000 K1
dopo 7 stagioni parte sempre con batteria Yausa originale, 40000 km
trasmissione finale originale ecc.ecc.)
Da questo mio discorsetto capirete
subito che non sono un simpatizzante Ducati.
Viviani Enrico
Un rimprovero alla Ducati.
Novembre 2007
Ducati questa non la
dovevate fare!!!! Ma questo mito ducati esiste veramente?
Sono un Motociclista anti
Ducati, forse molti non condivideranno le mie ideologie, ma comunque
mi definisco abbastanza sportivo.
Va bé, non amerò questo
marchio, ma prendendo atto del bellissimo lavoro svolto dalla Ducati
nel settore MotoGP, mi sono sentito quasi in dovere di fare quello
che io definirei un “pellegrinaggio” a Borgo Panigale, dove risiede
una parte di storia del nostro motociclismo.
Era il 14 ottobre 2007,
accompagnato dalla mia fedelissima Suzuki e da una passeggera
rigorosamente Ducatista, una di quelle che si emoziona nel sentire
in lontananza, l’avvicinarsi rombo del bicilindrico desmodromico.
Siamo partiti dalla
Toscana alla volta della cittadina dell’interland Bolognese.
Itinerario d’obbligo per raggiungere la nostra meta, Barberino del
Mugello e i bellissimi passi appenninici della Futa e della
Raticosa, ossia la famosissima SS 65.
Il tempo era bellissimo
anche se faceva un po’ freddo, e visto che sarebbe stata una delle
ultime uscite di stagione, in giro si vedevano parecchie
motociclette.
Nella mattina si era
disputato anche il GP di Australia con la doppietta della Ducati,
Stoner e Capirossi, nonché con la conquista del titolo Mondiale
costruttori, cosicché eravamo pronti ad addentrarci nel Tempio
Ducati e sicuri di trovarvi altri appassionati.
Però cosa abbiamo trovato
al nostro arrivo……tutto chiuso!!!
Incredibile ma vero,
persino il museo era chiuso, sicuramente tutti diranno: ma se
guardavate su internet sul sito della Ducati c’era scritto!!
Ora io mi chiedo: come si
fa a tenere chiuso un museo soprattutto in una splendida domenica e
in più così particolare? Anche perché, visto dove è situata
geograficamente, potrebbe essere una specie di mecca per i Ducatisti,
Toscani, Emiliani, Liguri, Lombardi e Veneti.
Questa cosa non la
dovevate proprio fare…….
E questo mito Ducati
esiste veramente visto che verso le ore 12,00 siamo stati circa 30
minuti davanti al cancello e come si dice noi in Toscana “ eravamo
gli unici bischeri ad essersi fermati” oltre qualche altro giovane
in auto, che anche
lui voglioso di
trasgressione ben diversa dalla nostra trasgressione motociclisti ca,
montavano in auto delle
signorine che non
indossavano abbigliamento
protettivo per il freddo.
Comunque ci adatteremo ai
vostri orari e
verremo ugualmente a
visitarvi.
Viviani Enrico
Novembre 2007
"La
Lucciola Rossa"
Lei
li in posa per farsi ammirare da tutti, leggermente più in avanti
delle altre, è la novità.
A vederla emana cattivi
pensieri, voglia di trasgressione, voglia di velocità, potenza.
Mi fermo, la guardo da
lontano, gli giro attorno, lei si considera la regina.
Percepisce le mie
sensazioni, sa benissimo che appartengo ad un altro regno, e per me
l'imperatrice è la Principessa Nori.
Tutti dicono: lei è
cambiata è diversa dalle altre sorelle.
Mi accattiva, mi avvicino
e la guardo sempre più intensamente, poi ad un tratto vedo dei
particolari che mi ricordano la mia infanzia, e dico: Vabbè sono
solamente piccoli particolari irrivelanti.
La voglia di provarla si
fa sentire sempre di più, un bel giro sulle bellissime strade della
Futa e Raticosa.............
Poi, tutto d'un
tratto....... tra me...........
Enrico cosa stai pensando,
lo sai benissimo che prima o poi ti tradirà come una donna di
strada, ti lascerà a piedi e vorrà sempre un sacco di soldi per le
sue bizze.
Enrico ricordati che a
casa hai una splendida e fedelissima Suzuki, che in tutti questi
anni non ti ha mai tradito.
Allora....... Ducati?
"NO GRAZIE"
N.B.Storia
realmente accaduta durante una mattina di lavoro.
Viviani Enrico
|