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Enrico Scrive.......

Visto che a stare con gli zoppi si impara a zoppicare, in questa sezione potrete trovare un pò di storielle del motociclismo di Enrico.

Il motociclismo vissuto a 550° la temperatura ottimale della sonda sullo scarico per non rischiare grippaggi, di solito si diceva a 360° intesa come geometria, ma quà la pensiamo alla mi maniera.

 

Tre giorni per capire quanto vale una Ducati.

“Nella vita bisogna sempre sapersi mettere in discussione, dobbiamo crescere, imparare e delle volte fare delle cose che avresti detto: Io mai. Tra mezz’ ora indosserò giacca di pelle, casco, guanti e cavalcherò una 1098 S. Salirò sulla Tricolore di Borgo Panigale, girerò la chiavetta, abbasserò la visiera, pressione sul tasto engine e……”.

Con questo messaggio a un paio di miei fedelissimi è iniziata questa mia stupenda prova fatta in segreta. Il materiale in dotazione era al top, Io AntiDucatista sfegatato e una nuovissima Ducati 1098S nella Versione Tricolore, messa a disposizione dal mio amico Garfagnino Pieroni PierLuigi che ha in usufrutto dal suo sponsor Andrea Guidi proprietario del mezzo. Già dalla mattina del 25 luglio sentivo la tensione, appena alzato alle sei del mattino la prima cosa che feci fu andar a prendere giacca di pelle, guanti e casco. La curiosità di provarla era moltissima, morivo dalla voglia di vedere se questa moto poteva suscitare in me nuove emozioni di motociclismo più forti. Allora facciamo un po’ di cronaca …. Partenza da Torrite una zona di Castelnuovo di Garfagnana e tracciato test la strada che conduce a Isola Santa, in pratica la via che porta verso le Apuane che poi va sino alla Versilia. La moto la accende Pieroni e mi fa notare il nuovo dispositivo di messa in moto vantandosene, vedi pigi il tasto e fino che non si è avviata continua da sola, e subito gli ribadisco che così bisognerà scollegare i cavi della batteria alla prima occasione che non partirà, se no il motorino continuerà a girare all’impazzata per nulla. Insomma la moto parte subito e non accusa nessun sintomo asmatico, come invece accusò il Multistrada, la teniamo un po’ lì al minimo, motore un po’ baccanoso a causa dei suoi Termignoni, e poi dopo l’Ok del PierLuigi salgo e tiro la frizione il rumore si accentua innesco la prima e parto. Primo incrocio faccio per girare a destra e Hai!….. la mano trinzata fra tronchetto e cupolino. Mi fermo faccio qua e là con il manubrio e Hai! Hai! Male alle mani, oh! ogni volta che uno fa una manovra son dolori. Riparto la moto gira abbastanza tranquilla, metto in successione le marce ma decido di non metterla sotto torchio come la Multistrada, sicché non la faccio mai scendere sotto i 2500 giri/minuto. Il motore gira bene e contrariamente a quello che mi aspettavo, vibra anche in maniera contenuta, via, vibrare vibra, il cruscotto si legge male, ma alle mani non si percepisce quasi nessuna vibrazione. Telaio molto rigido che con il sommarsi della sua coppia non mi dà nessun feeling. Ci percorro qualche chilometro e poi mi fermo, penso un po’ e riparto dopo poco. Inizio a prenderci confidenza, tiro più le marce e il motore va sicuramente meglio, anche se fa’ un frastuono gigantesco nelle gole Apuane, il motore deve stare sempre su di giri per guidarla un po’ meglio, però che palle stare lì sul chi va la su quando aprire il gas all’uscita delle curve. Il telaio rigido e il motore con un tiro diverso dal quattro in linea non m’imprimono fiducia nella giuda. Poi capitano quattro o cinque macchine davanti a me e il passo si abbassa tra 60 e 70 chilometri orari, guardo in quale marcia si deve stare per avere un motore il più liscio possibile sia in velocità di crociera sia per riprendere in accelerazione e scopro che da 50 a 90 bisogna camminare in seconda marcia obbligatoriamente. Scandaloso per me!!! La piccola Giapponesina mi ha ben viziato con il su motore elastico che pian piano dalla sua elasticità si trasforma in un urlo (contenuto il rumore) di potenza. Stando dietro al traffico la moto, poi ha accusato sintomi di calore e per difendersi, ha iniziato subito a scaricare il suo bollore alle mie gambe facendomi patire un caldo pazzesco. Il mio primo pensiero a questa sensazione di caldo, si è rivolto subito alla RC30 del sig. Patrignani che nel suo libro Ti Porterò a Bray Hill accusava anche lui questo problema e lo paragonava a una bellissima donna, che però come difetto sudava moltissimo. Beh, finita la prova, una sensazione strana sentivo dentro di me, non riuscivo a focalizzare le emozioni del test, ero perplesso non sapevo se mi era piaciuta o no, non sapevo come definirla. Pensavo, ma…. È una moto per una persona che nella vita ha deciso di restare singol per sempre, dovrà andarci sempre da solo, alle cinque del mattino per non trovare traffico ma sveglierà tutti gli abitanti dei paesi che attraverserà, e sicuramente tante volte non tornerà a casa perché all’uscita di qualche curva se la metterà per berretta. Dovrà essere un single per così non impensierire mai la morosa! Anche il giorno seguente mostravo segni di perplessità dopo più di ventiquattro ore non avevo espresso nessun parere. Poi la svolta del terzo giorno. Domenica mattina, sveglia alle sette e partenza dopo quarantacinque minuti per il giro test della Garfagnana e Lunigiana, parto e inizio a macinare chilometri. La strada inizia a salire in direzione Passo dei Carpinelli, le curve si susseguono con molta rapidità, l’umore mi si risolleva tutto a un tratto….. questo è viaggiare mi dico tra me, senti che bellezza, come canta, paragonabile a un’opera lirica che quando vuole sa cantare piano piano ma quando vuole tira fuori degli acuti che zittisce tutti . Anche la ciclistica, destra sinistra frena accelera sgassa cambia, senti e sentite tutti quanti che bellissimo concerto stanno dando a Giuncugnano. ( Per chi non mi conosce, non sono uno che va all’impazzata sulle strade, sono uno che conosce benissimo le regole del gioco, ed è di vitale importanza che il mio divertimento non finisca mai ). Sempre esterrefatto dal comportamento della mia Suzuki tutto ad un tratto a Fivizzano in un piccolo scanso al bordo della strada scorgo ben quattro Ducati ferme. Rallento e do un’occhiata. Ne vedo tre messe a ventaglio e una rimpiattata da queste. Guardo nello specchio retrovisore e il mi occhio vede una cosa immaginabile,(per gli altri) quella nascosta non aveva una carena laterale. Subito….. è rimasto a piedi, andiamo a vedere cosa è successo. Incredibile ma vero avevo ragione, quattro genovesi che volevano fare il Passo del Cerreto. Uno di questi non appena la strada aveva iniziato a salire si era dovuto fermare a causa di una rottura alla frizione. Erano tutti lì in ginocchioni a guardare i dischi e molle che la sua Ducati aveva smarrito poche decine di metri più in giù. Per la cronaca era un 999. Cercavano qualche chiave per riavvitare la bulloneria persa e a quel punto mi è tornato in mente che il figlio del carrozziere Vittorio Lombardi alla sua modesta età era già più avanti di tutti quei genovesi messi assieme. A tre anni aveva già una mini Ducati Monster con cassetta degli attrezzi al seguito, rigorosamente rossa. E con quest’aneddoto dopo tre giorni ho capito quanto vale veramente secondo me una Ducati. Sempre e per l’eternità…. Ducati? No Grazie!!!

 

Viviani Enrico


Peggio di così si More!!!

Ricordo ancora era il 12 marzo del 1992 quando il “Ciaetto”, con un patto di usufrutto con Daniele, entrò in casa mia.

Con lui i primi passi alle elaborazioni, dopo pochi giorni feci subito fuori i carter motore con una mia bischerata megagalattica che non scorderò mai più. Quante avventure, quante tribolazioni per rifarlo, verniciatura by Massimo con otto mani di colore perchè non applicammo il fondo. Quante chiavette rotte prima di applicare il liquido magico del Giovacchini, ricordo ancora la discussione tra Rolando Pardini e Giovacchini Luigi, il primo diceva di applicare un prodotto della Loctite sul cono della chiavetta, il secondo diceva di pisciarci sopra, che l’urina avrebbe fatto corrodere leggermente il metallo diventando un fortissimo fissante. Quante modifiche, quante corse dalla via Nuova a Mirocchio, ricordo ancora la sfida a quattro tra me con il Ciaetto, Massimo con la Mula, Giacomino con la sua fida Vespa e Gianni con il suo scassato Gilera CBA. Tante corse tante cavolate, una sola grippatura, era esattamente a Pila a Canale.

Grazie a lui ho ri-iniziato ad andare sulle due ruote, a tre mesi dall’incidente mi scarrozzava per il paese con un marchingegno da me studiato per metterlo in moto usando un piede solo e senza spingerlo.

Poi è arrivato il Si al posto suo ed è rimasto lì da parte, ha visto poi arrivare anche uno Scooter sempre al suo posto, ed è rimasto sempre lì, ho tentato anche di buttarlo ad un certo punto, ma presa la strada per il Solcopaccio tempo di tirare l’alza valvole era già in moto e così ritornò al suo posto.

Poi il tempo è passato è stato anche un poco cannibalizzato togliendogli alcuni pezzi vitali……e poi cosa è successo………………  Il giorno 3 maggio 2008 l’ho tagliato in tre pezzi e gettato alla discarica dell’Eravacce.

Questo vuole essere un mio ricordo di questo Mio Mezzo, il Ciaetto, con lui ho vissuto, ho studiato, ho appreso, ho creato, ci sono cresciuto.

Scusa Ciaetto non ti scorderò mai, resterai sempre nel mio cuore ed in quello dei miei amici.

“Ciao Ciaetto”

 Viviani Enrico

 


La mia prima volta su una Ducati

Prima delusione o meglio la conferma dei miei pensieri.

Ricordo ancora quando un gruppo di miei amici mi vollero portare a tutti i costi alla presentazione del nuovo modello Multistrada 1100. Era una domenica mattina e alla Ducati Pisa facevano provare la nuovissima Multistrada 1100 quella con le sospensioni Holins, non ricordo come si chiama il modello, ma per i più profani quella che la fan pagare un sacco di soldi. Fui convinto da tutti ad andare perché la mia prima risposta a quando mi fu detto di dove volessero andare fu subito negativa, ma poi ragionando su un’affermazione fatta dal mio amico Luca decisi di andare. Il buon Luca un giorno mi disse che per poter giudicare e magari criticare o elogiare una cosa bisognava provarla, come lui aveva fatto con la Ducati 900. Partimmo tutti assieme ed io ero in sella alla mia fedelissima Suzuki GSX-R 600 K4 e appena arrivammo nei pressi del concessionario la mia moto iniziò a fare le bizze. Non voleva varcare il cancello della concessionaria, inizio a puntarsi sull’avantreno facendomi anche spengere il motore un paio di volte. Capii subito che lei non voleva entrare in quello che riteneva territorio straniero. Scesi dalla sella e la spinsi a bordo strada e feci le sue volontà: la tenni all’esterno della recinzione. Ero sulla bocca di tutti, tutti a dire Enrico alla Ducati!!!! All’inizio mi sentivo in imbarazzo ma con il passare dei minuti mi feci coraggio e iniziai a osservare le moto esposte. Erano tutte rosse e luccicanti tirate a lustro per metter in tentazione i profani motociclisti, quelli che acquistano una Ducati credendo che sia il Top. I miei amici iniziarono a provare la moto, si divertivano e facevano un sacco d’impennate sfruttando il tiro del grosso motore 1100 dotato di molta coppia. Dopo che tutti provarono la motocicletta arrivò il mio turno, ci salii e subito Riccardo mi fece una foto per immortalare un momento molto particolare della mia vita. Non ero mai salito su di una ducati prima d’allora. Salii in sella un’impostazione da salta fosso girai la chiavetta che secondo me non era ben accessibile e feci pressione sul pulsante d’avviamento.  Sarà stata la mia influenza, non ci crederete, ma tutti sentirono che la moto fece fatica a partire ed emise il suo classico suono da bicilindrico asmatico. Misi la prima e via dal piazzale……..entrato nella strada principale pensai allo scopo per cui sarebbe stata costruita quella motocicletta lì. Secondo tutti dovrebbe essere un mezzo versatile e tranquillo, per girate in montagna, magari con la morosa dietro, ma anche per un traffico cittadino con molte partenze ai semafori. Cavolo sembrerebbe quasi una moto concepita per me, invece….. Allora….. imboccata la strada maestra in 100 metri misi tutte le marce 1500 giri minuto e poi spalancai tutto il gas……risultato: Iniziò a scatenare tutto ma proprio tutto, il cruscotto in una maniera indescrivibile la sella scuoteva, il motore vibrava tutto ed emetteva pure degli acciottolamenti roba dell’altro mondo. La moto dopo pochi secondi nel bel mezzo delle sue vibrazioni faticando moltissimo a prendere giri si spense con una bella inchiodata della gomma posteriore. Iniziamo bene mi dissi tra me…….. La riaccesi e ripartii, mettendo sempre alla frusta il motore ai bassi giri. Tutti tiravano le marce e facevano i bischeri su una ruota, ma io volevo vedere come veramente andava quel motore. A me non piaceva, troppe vibrazioni, troppo uso del cambio, troppe cambiate per una guida in relax, io vengo da una moto che mi permette di scalare un passo appenninico tutto con la sesta marcia, 1000 giri minuto gas…… e via su fino alla zona rossa senza sentire neanche una vibrazione. Rientrai nel piazzale e finii la mia prova, forse fui quello che ci stiede di più a giro, scesi e dissi: ognuno la deve pensare come lì pare!!! A quel punto uno della concessionaria disse che non dicevo nulla perché ci sarei rimasto male da quanto bene andasse quella moto. Non ci crederete ma tempo di due minuti di miei discorsi e questo si volatilizzò nel nulla. A quel punto rimasi contento e soddisfatto della mia prova, ripartimmo con le nostre moto andammo a mangiare e tutti risero tutto il giorno per la mia uscita finale.  Finalmente avevo avuto l’occasione di provare con mano quello che mi avevano insegnato a disprezzare, una volta era solo per sentito dire e adesso è una certezza. Purtroppo questi miei discorsi non piaceranno molto ai VERI Ducatisti, ma dovete sapere che se una persona ha imparato ad amare giapponese, crede in certe cose che purtroppo Ducati non eccelle. In particolar modo in termini di affidabilità, troppe moto si rompono troppe manutenzioni ordinarie, insomma chi ama giapponese vuole una moto che parta sempre al primo colpo e lo porti in qualsiasi momento in una dimensione distaccata dalla realtà, il paradiso motociclistico. (es. Suzuki GSX-R 1000 K1 dopo 7 stagioni parte sempre con batteria Yausa originale, 40000 km trasmissione finale originale ecc.ecc.)

 Da questo mio discorsetto capirete subito che non sono un simpatizzante Ducati.

 Viviani Enrico


Un rimprovero alla Ducati.

Novembre 2007

Ducati questa non la dovevate fare!!!! Ma questo mito ducati esiste veramente?

Sono un Motociclista anti Ducati, forse molti non condivideranno le mie ideologie, ma comunque mi definisco abbastanza sportivo.

Va bé, non amerò questo marchio, ma prendendo atto del bellissimo lavoro svolto dalla Ducati nel settore MotoGP, mi sono sentito quasi in dovere di fare quello che io definirei un  “pellegrinaggio” a Borgo Panigale, dove risiede una parte di storia del nostro motociclismo.

Era il 14 ottobre 2007, accompagnato dalla mia fedelissima Suzuki e da una passeggera rigorosamente Ducatista, una di quelle che si emoziona nel sentire in  lontananza, l’avvicinarsi rombo del bicilindrico desmodromico.

Siamo partiti dalla Toscana alla volta della cittadina dell’interland Bolognese. Itinerario d’obbligo per raggiungere la nostra meta, Barberino del Mugello e  i bellissimi passi appenninici della Futa e della Raticosa, ossia la famosissima SS 65.

Il tempo era bellissimo anche se faceva un po’ freddo, e visto che sarebbe stata  una delle ultime uscite di stagione, in giro si vedevano parecchie motociclette.

Nella mattina si era disputato anche il GP di Australia con la doppietta della Ducati, Stoner e Capirossi, nonché con la conquista del titolo Mondiale costruttori, cosicché eravamo pronti ad addentrarci nel Tempio Ducati e sicuri di trovarvi altri appassionati.

Però cosa abbiamo trovato al nostro arrivo……tutto chiuso!!!

Incredibile ma vero, persino il museo era chiuso, sicuramente tutti diranno: ma se guardavate su internet sul sito della Ducati c’era scritto!!

Ora io mi chiedo: come si fa a tenere chiuso un museo soprattutto in una splendida domenica e in più così particolare? Anche perché, visto dove è situata geograficamente, potrebbe essere una specie di mecca per i Ducatisti, Toscani, Emiliani, Liguri, Lombardi e Veneti.

Questa cosa non la dovevate proprio fare…….

E questo mito Ducati esiste veramente visto che verso le ore 12,00 siamo stati circa 30 minuti davanti al cancello e come si dice noi in Toscana “ eravamo gli unici bischeri ad essersi fermati” oltre  qualche altro giovane in auto, che anche lui voglioso di trasgressione ben diversa dalla nostra trasgressione motociclistica, montavano in auto delle signorine che non indossavano abbigliamento protettivo per il freddo.

Comunque ci adatteremo ai vostri orari e verremo ugualmente a visitarvi.

 

Viviani Enrico

Novembre 2007

 


 

"La Lucciola Rossa"

Lei li in posa per farsi ammirare da tutti, leggermente più in avanti delle altre, è la novità.

A vederla emana cattivi pensieri, voglia di trasgressione, voglia di velocità, potenza.

Mi fermo, la guardo da lontano, gli giro attorno, lei si considera la regina.

Percepisce le mie sensazioni, sa benissimo che appartengo ad un altro regno, e per me l'imperatrice è la Principessa Nori.

Tutti dicono: lei è cambiata è diversa dalle altre sorelle.

Mi accattiva, mi avvicino e la guardo sempre più intensamente, poi ad un tratto vedo dei particolari che mi ricordano la mia infanzia, e dico: Vabbè sono solamente piccoli particolari irrivelanti.

La voglia di provarla si fa sentire sempre di più, un bel giro sulle bellissime strade della Futa e Raticosa.............

Poi, tutto d'un tratto....... tra me...........

Enrico cosa stai pensando, lo sai benissimo che prima o poi ti tradirà come una donna di strada, ti lascerà a piedi e vorrà sempre un sacco di soldi per le sue bizze.

Enrico ricordati che a casa hai una splendida e fedelissima Suzuki, che in tutti questi anni non ti ha mai tradito.

Allora....... Ducati?      "NO GRAZIE"

N.B.Storia realmente accaduta durante una mattina di lavoro.

 

Viviani Enrico

 

 

 

 

 
  

 

 

Dalla Salita al TT